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NOVEMBRE

2007

Editoriale di Nat Costa - pubblicato su Fly Fishing n°20

Sacrificio quotidiano

Ed anche oggi son qui in mezzo al traffico, fermo solitario tra tanti altri che come me hanno iniziato il loro sacrificio quotidiano. Un metro due metri, una sgasatina ed una frenatina, una rottura progammata di  c.. .; ogni giorno è peggio, ma non ho alternative e persevero, sopporto, mi convinco! Pian piano mi porto a destra, rallento di nuovo, sono fermo. Mi rilasso, è inutile prendersela più di tanto, … oggi c’è anche tanta nebbia che ci avvolge e questo traffico lento non la disperde, … non posso nemmeno vedere il solito panorama, ho tempo di pensare, di riflettere, di …
Che nebbia, nebbia umida, fortunatamente ho questa mantellina che mi protegge. Cammino a stento lungo la poderale sentendo il richiamo dell’acqua. Forse sarà una giornata ideale, col sole non avrei avuto molte speranze, ma la nebbia aiuta. Sono sempre più vicino, scorgo l’ombra degli alberi che fan bastione all’acqua. Ci sono, perfetto, l’acqua è da bere ed il silenzio conforta il mio spirito: non sento pescare, posso scegliere il mio itinerario senza concorrenti. Risalgo un po’ fino a raggiungere un varco; è uno degli ingressi di prassi, tra gli alberi e la riva che degrada per non disturbare l’acqua. Entro senza far rumore, con brevi e lenti passi, quasi a strisciare il fondo, entro un paio di metri, quanto serve per riuscire a lanciar decentemete, poi mi fermo immobile, discreto, ruotando solo gli occhi per scrutare. Osservo sperando in un cenno: non tarda, piccoli cerchi evidenti adiacenti falsi rigurgiti creati dalle arbe acquatiche, squotono il mio animo senza che il cervello ordini al mio braccio di lanciare. Non è ancora il momento, aspetto una conferma, il mio avversario non deve sospettare, voglio che sia sicuro, che si convinca che questo essere che inopportunamente è entrato nel suo mondo liquido, non sia li per creargli problemi. Più di un cerchio soddisfa la mia circospezione donandomi alternative per il primo tentativo. Scelgo di lanciare dove ha ripetuto la mangiata, lancio un metro sopra, una moschina su un grub del venti, un emergentina in filo e cdc, ma il rigurgito l’annega prima del pasto costringendomi ad un nuovo tentativo. Adesso corre meglio, fila sulla correntina giusta, si avvicina senza tentennamenti, senza dragaggi: bloff…, alzo dolcemete la canna tendendo la coda, il resto lo fa egregiamente la mia moschina. Un salto ed una picchiata e qualche variante preludono la resa. La saettante iridea non dispera nemmeno quando la recupero delicatamente dall’acqua, sembra animata da uno spirito indomito, credo che la sua veloce liberazione sia un bene anche per la mia pesca, mi basta ruotare l’artificiale per ricreare silenzio e circospezione e fiducia. Fermo, immobile come una statua, torno a scrutare nella nebbia, il silenzio mi avvolge, mi confonde, mi rilassa, è come se sognassi ad occhi aperti …
<Mi scusi, c’è qualche problema? Perché non riparte, se non si accende le posso dare una spinta, provi a girare la chiave!>
…e questo chi è, chi la mai visto, chi lo vuole, non mi ero proprio accorto che tra gli alberi ci fosse costui … Da dove spunta? Ma gli alberi dove sono finiti, e l’acqua, la canna…
<Prego, può ripetere, non ho capito, cosa vuole che faccia …?>
<Si sbrighi, non vede che la fila è gia avanti, accenda!>
Porco boia, … mi sono addormentato …
<Vado, vado subito!>
Vado dove, sono ancora fermo, ho percorso altri duecento metri e la solfa si è ripetuta.
Si, mi sono incredibilemente addormentato, sono alcuni giorni che sto tentando, il mio spirito animalesco si sta preparando al letargo, così ci son riuscito, son riuscito a volare nel mio mondo senza traumi, il nostro mondo che, per quel poco che riusciamo a vivere, rimane indelebile nella nostra mente, impresso nelle nostre abitudini, un mondo che cerchiamo di trasmettere agli altri nelle nostre parole, nelle nostre espressioni quotidiane. Spesso mi capita di portar esempi di vita attraverso episodi di pesca, di esprimere meraviglie ed ammirazione per luoghi incontaminati o rammarico per incurie e non rispetto.
Ritardo per ritardo, meglio un caffè in autogrill, poi ho almeno un’altra mezz’ora di pesca prima del lavoro!