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Editoriale di Nat Costa - pubblicato su Fly Fishing n°10

Ciao, ciao, dai andiamo, non so cosa ho portato, ho preso tutto al volo, spero di aver preso almeno le scatole di quelle piccole altrimenti devo venire a ruota da te.Bene, volevo dirti le stesse cose, così come ho lasciato il giubbino quattro mesi fa questa mattina, l’ho buttato in macchina, ma chi se ne frega!Con le solite incertezze e tante buone intenzioni ci facciamo trasportare dalla nostra automobile telecomandata alla solita meta di tante precedenti ‘aperture”. Prima sosta obbligata dopo circa quindici minuti per il primo caffè e poi, dopo un centinaio di chilometri sosta per il rifornimento della giornata. Da anni ci fermiamo al solito posto e metodicamente ci facciamo preparare due ‘arabi” a testa con il crudo che, nelle intenzioni, dovrebbero servire da pranzo, ma che normalmente ci riempiono lo stomaco prima di riprendere il viaggio. Ora la strada ci sembra meno pesante, le montagne ci accompagnano salendo con noi verso il passo che dall’alto ci permette di scorge re da lontano la nostra meta. Scendiamo allegramente verso il paese, il buon umore ci perseguita da tempo, forse la nostra età ci aiuta ad affrontare più serenamente le difficoltà della vita. Le incazzature non sono più cose per noi, queste giornate di svago devo no risultare positive anche se non sfoceranno in una buona giornata di pesca. Pagati i permessi e dopo un nuovo caffè, finalmente ci dirigiamo verso il torrente. Poche curve, la strada sull’argine, ed ecco lo spiazzo per parcheggiare. Dieci minuti e siamo pronti; fa un bel freschino, il sole non ha intenzione di sfondare tra le nuvole e il vento gelido aumenta la sensazione di freddo. Scelgo la sponda opposta. Attraverso il ponte e scendo fino alle piane dopo la briglia grande. Mi piace camminare, mi concilia tante riflessioni, mi rilassa, mi soddisfa. Oggi è proprio un giorno diverso, dopo mesi mi ritrovo immerso nel mio ambiente, lontano dai soliti problemi e dalle mille telefonate che assillano la mia esistenza. Finalmente non sono raggiungibile e vivo come un ‘normale”. Cammino piano, qui la neve non se ne vuole proprio andare, dove si è sciolta si è tramutata in ghiaccio. Stento a rimanere in equilibrio. Finalmente raggiungo una zona più aperta dove i miei piedi calpestano un’erba stentata e senza colore. Osservo il torrente cercando di scorgere un alito di vita. Nulla agita le lente correnti e nessuna schiusa alimenta la mia speranza. Cammino ancora fin al punto in cui un torrentello si innesta nel grosso torrente. Sono al mio punto di partenza; qui il corso si allarga e le correnti riducono molto la loro velocità mentre la profondità nonsupera il metro. Per me è un posto di pesca idea le ..., ideale se il pesce mostrasse il minimo inte resse ad una qualsiasi attività. Opposto a me, sull’altra sponda, il mio fido compagno non accenna a nessun lancio. Il vento gelido intanto aumenta d’intensità increspando l’acqua. Non so cosa fare, ma credo che la miglior soluzione sia solo l’attesa. Così, malgrado la poltrona non sia delle migliori, mi sdraio, fidandomi dei miei indumenti impermeabili Credo di aver perso i sensi per un po’ confortato dal mio giubbotto tra- puntato e dal cappello calato sopra gli occhi; sono quasi le due, quando la sensazione del momento giusto mi porta a legare una piccola emergente al mio finale. Il vento si è calmato, provo a lanciare facendo compiere delle buone passate alla mia moschina. Uno, due, tre,... dieci, venti.. .bloff, è sparita la mia mosca! Non credo ai miei occhi ed a ciò che penso di aver allamato. Ho un bel pesce in canna, tira, si difende, lotta. Pian piano recupero la coda fino al punto che vedo emergere la testa di un bella fario stremata, di circa quaranta centimetri. La mia macchina fotografica..., dov’è, non c’è, l’ho lasciata in auto sul sedile posteriore. E il mio compagno? Sparito. Guardo negli occhi il pesce:troppo bello per una fine autorizzata dal permesso, per me merita la vita. Lo osservo mentre lo libero delicatamente lasciandolo ritornare nel suo elemento. Non riesco più ad annoccare un pesce, la sensazione che si insinua ormai dentro di me è più forte di ogni cosa. Ritorno in pesca, riprove a lanciare mentre il vento ha ripreso il suo posto da padrone. Stento a stendere il finale fino al punto che devo rinunciare. Mi risiedo, ma... Allora? Come è andata
E’ il mio compagno, non rispondo perché mentre racconta la sua giornata di pesca, rivedo quasi in ogni attimo la mia, e per la nostra grande amicizia e per essere solidale, poi d’istinto replico: anch’io non ho preso nulla, nulla, non ho visto nemmeno una piccola bollata, nemmeno una minima sensazione. Ti propongo di tornare facendo però una sosta premiata in pasticceria? Colpito affondato! Senza un attimo di esitazione e di incertezza, rimandiamo a tempi migliori la nostra apertura accettando la prima sconfitta dell’anno. Nessun rancore e nessun rimpianto. Oggi è andata così, domani i nostri artificiali avranno ragione della titubanza dei nostri avversari, la nostra sfida rimane aperta, incerta, cor retta e senza mai un vincitore assoluto. Solo e sempre sfidanti e solo e sempre ... amici. Cosa dire, è il nostro modo di affrontare la pesca, di accettare le situazioni, di credere che ciò che viviamo adesso sia il meglio che si possa avere ora, dal momento che comunque è frutto di una nostra scelta!
Natalino Costa