...e dai che questa volta mi va bene! Finalmente sono riuscito a prenotare una settimana di ferie coniugando le mie esigenze di pesca con il desiderio di relax di mia moglie. Un bel hotel, una valle soleggiata e caratteristica, una splendida riserva di pesca oltre la strada e senza nemmeno spostare più l’odiosa automobile, cosa pretendere di meglio? Rimango quasi incredulo, dopo anni, senza apparenti problemi, non ho dovuto convincere mia moglie con qualche banale scusa ad accettare una vacanza “promiscua” in montagna.
Oggi controllo le mie scatole di mosche, ormai manca solo una decina di giorni prima della partenza e quindi è d’obbligo verificare che abbia le mosche giuste. Diciotto scatole con artificiali di tutti i tipi e misure, senza contare quelle degli streamer e dei popper, saranno sufficienti? No, sono sicuro che mi mancano quelle giuste, quelle chiaramente che non ho ancora costruito, simili ad altre che riempiono già molte cellette delle mie scatole, simili ma diverse,.. .diverse. Non mi resta che impegnare qualche serata di questa torrida estate in una fulI immersion di costruzione.
Dieci, venti, trenta moschine per sera, moschine piccole ma indispensabili, su ami 17-18-19, moschine semplici, corpo in filo o in quill, ciuffetto e parachute, poi dieci, venti, trenta api di tutte le dimensioni, . . trenta maggiolini, da piccoli a grandi, altre trenta emergenti in cui de canard ed altre trenta ancora in... Adesso ho centocinquanta mosche nuove da sistemare nelle vecchie scatolette già stracolme, ma sono le indispensabili, dove le infilo? Tolgo quelle vecchie o le pigio insieme, ... e se poi non le vedo, sono capace di dimenticarle e non usarle. Ho deciso, sposto un po’ di quelle vecchie nelle scatole “magazzino” e rinnovo il parco pesca! E’ stata dura ma ho concluso la scelta: quattro scatole fondamentali per la secca più una scatolina di ninfe e una di minimosche, in quel posto non avrò bisogno d’altro. La valigetta per la costruzione rimarrà a casa, non voglio e non posso dedicare anche in ferie, altro tempo ad attività di contorno alla pesca, credo che mia moglie forse non lo gradirebbe. Finalmente si parte e dopo ore di guida, di primo pomeriggio giungiamo all’eremo. Splendido, come desideravo e desideravamo: sole, aria pura e acqua cristallina, un accogliente hotel, E’ il primo giorno e voglio comportarmi da grande: <cara, sono solo le tre, mentre tu ti rilassi forse potrei fare subito una pescatina, ma ho davanti tutto il tempo che voglio e quindi, inizierò con calma domani.>
.Ma del domani non c’è certezza e sfortuna vuole che il tempo (meteorico) non mi è certamente amico e, prima alcuni temporali in successione e poi una improvvisa torrida ondata di caldo (infame), in poche ore hanno trasformato l’acqua limpida del mio torrente in un liquido assomigliante al residuo di lavatura di panni lavati col detersivo. Pazienza, mi rimangono altri quattro giorni di speranza, nel frattempo mi dedicherò a qualche escursione.
E’ il terzo giorno che osservo il torrente cercando di individuare il minimo miglioramento; ieri, non convinto, l’ho risalito fino quasi alla sorgente per capire...; la colpa è di questo caldo, tremendo e distruttivo che scioglie anche i ghiacci più antichi e di improvvisi brevi violenti temporali. Ma non ce la faccio più, adesso provo a pescare, provo comunque, ma con le mie secche in queste acque,.. Pesco illudendomi che qualche trota suicida possa darmi una piccola soddisfazione, che si immoli per la mia causa.
Oggi la temperatura supera i trentaquattro gradi anche qui a millecinquecento metri, il sole ti brucia, non oso pensare a domani, ma non mi illudo, Ho sostituito canna e giubbino con la mia fedele macchi na fotografica e un cestino da funghi: vago nei pressi del torrente e scatto foto ad ogni piccolo insetto, perlustro il bosco e “catturo” alcuni splendidi porcini. Amo comunque questa mia pesca e questo mio torrente, amo tutto ciò che lo circonda, scruto ogni piccolo dettaglio, guardo le foglie e i fiori, tra i sassi fuori e dentro l’acqua, faccio tesoro della natura che mi avvolge.
Credo ormai che questo “tempo” sia giunto opportuno per coinvolgermi in un ambiente che spesso non osserviamo anche se a stento domino il mio carattere che vorrebbe ribellarsi a questa fortuna, ma mi convinco che tutto questo ristori ugualmente il mio spirito sopperendo in parte alla mia delusione. Amo comunque questo torrente che come tanti altri mi hanno deluso, lo amo perché amo la natura nella sua diversità e perché la mia pesca è fatta anche di tutto questo.
Così anche le mie ferie sono terminate, siamo tornati alla solita routine ed intanto le mie centocinquanta mosche nuove, sono rimaste.. .nuove. Pensate, durante il nostro viaggio di ritorno anche mia moglie ha avuto parole di conforto per quella che anche a lei, è parsa una cattiva vacanza di pesca, ma crede temi, non ho sofferto più di tanto, con gli anni sono diventato un po’ filosofo ed ho imparato che ciò che a volte sembra una disfatta, riserva un’altra faccia dalla quale si possono e si devono cogliere gli aspetti positivi e le esperienze alternative.
Natalino Costa