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Editoriale
di Nat Costa - pubblicato su Fly Fishing n°14 |
Presunzione Un bel sole caldo rischiara fin troppo questo pomeriggio di fine ottobre. Oggi ho scelto di dedicare qualche ora alla pesca, finalmente ho abbandonato il computer per qualcosa di più umano, qualcosa che mi distragga un po’. Pochi chilometri in macchina per giungere alla risorgiva nella quale vengono rilasciate trote sacrificali, destinate, dicono, la no kill, un no kill strano che va alimentato più volte l’anno per poter godere di queste presenze. Parcheggio, mi vesto e mi inoltro nella campagna attraverso una poderale spesso cosparsa di residui di plastica multicolore. Non male, rompono la monotonia del verde, staccano un po’, distraggono gli occhi, d’altra parte lo consigliano anche a coloro che usano troppo il computer: ogni tanto, per non rovinarvi la vista, guardate soggetti diversi e lontani! Ecco l’acqua, scorgo almeno due moschisti e due camminatori. Mi avvicino e guardo: bollano a ripetizione davanti al pescatore più alto che, impettito, a volte, le insidia, ma non le cattura mai. Insiste senza far danni; io lo osservo e lo giudico e presuntuosamente vorrei essere al suo posto per dimostrargli la mia bravura! Se bollano qua, lo faranno anche da altre parti; mi sposto un po’, entro in acqua e rimango immobile per parecchi minuti. Bel posto, bello e silenzioso, non il minimo cenno ad alcuna attività, eppure sull’acqua “piccole effimere chiare, scorrono”. Ritorno verso il pescatore e forzo il blocco, mi piazzo a distanza consentita e lancio sulle stesse bollate. Cambio almeno dieci mosche, lancio e poso in tutti i modi, riduco la dimensione degli artificiali, ma …lo sguardo del mio rivale inizia a deludere la mia presunzione. Non faccio commenti, ma per “parare la sua sfida”, mi dedico ..alle foto. Esco e cerco insetti, quelli stanchi, i saldi di fine stagione che tentano di riprendersi, sdraiati a scaldarsi sulle foglie cangianti. Trascorro più di un’ora tra arbusti ripali e pioppi ingialliti sperando che la concorrenza nel frattempo, abbandoni la sua postazione stanziale. Saranno due ore che quel moschista insiste senza tregua. Così decido che è ora di tornare all’acqua. Ma ..non c’è più, è sparito, svanito, forse deluso, ha rinunciato. Il posto è tutto mio! Ci sono sedges sparse ovunque, ma le poche bollate insistono , credo, su mini insetti, forse chironomi. Cerco nella mia scatoletta una piccola mosca e ne scelgo una provvista di pochi peli neri con corpo in filo nero; lancio, poso, scende tranquilla …, bollata e ferrata, …non ferrata. Ho come un presentimento, mi giro ed a non più di qualche metro c’è il moschista che sorride sprezzando vendetta! Recupero la coda e guardo da vicino la mia moschina: manca la curva dell’amo, di quei bellissimi e soliti ami troppo “secchi e fragili”, segnati magari dalle ganasce del morsetto. Il mio avversario soddisfatto se ne va, lascia il campo, rimango solo ed immerso nel liquido trasparente ancora un po’, mentre cala il silenzio e la tranquillità sull’acqua e tutt’intorno. Cala anche il sole ed anch’io cedo le armi davanti all’evidenza. Direi che tutto sommato ho trascorso un buon pomeriggio, diverso, non intenso, non soddisfacente per la pesca ma educativo per la mia presunzione. Mi servirà, …ma questo è un posto particolare, che lascia spesso attoniti ed increduli, che regala impreviste solitudini alternate ad incomprensibili catture. Tornerò con altre mosche, magari anche con le mie vecchie convinzioni a sfidare …, il pesce o il pescatore? Natalino Costa
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