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Editoriale di Nat Costa - pubblicato su Fly Fishing n°11

Oggi sarà un giorno diverso, un sabato diverso. Si per ché di solito di sabato andiamo in trasferta verso qualche riserva o qualche fiume a due/tre ore di macchina da casa. Oggi, nessun viaggio, acque di casa. A maggio inoltrato punto sulla mosca alter nativa, non cheppie come qualcuno potrebbe credere, ma scardole e boccaloni. Ho la fortuna di avere un bel fiume a dieci minuti e parecchie anche che quasi sempre, quando le frequento, riescono a soddisfare la mia giornata. Tolgo la mia 9’6” coda 9 dal letargo, cerco e trovo la coda da bass dell’otto e frugo tra le tante scatole estive in cerca delle mosche giuste. Trovate! Tre scatoline di poppers ed una mista per le scardole, composta di vecchi residuati e scarti di terrestri e mosche dedicate, colorate, con lunghe hackies morbide di gallina e piccole gold head poco pesanti ma rumorose in posa. <Il cappello ce l’ho, ecco gli occhiali polarizzati, fili grossi e piccoli per i terminali, mulinello, bene posso partire.> Arrivo alla mia anca, ...parcheggio senza problemi, sono solo. Indosso i wader e mi preparo. Dall’alto del vallone scorgo alme no cinquecento metri di ex fiume; che spettacolo, che bel verde, che tranquillità, la natura mi accoglie con i suoi cordiali rumori. Scendo lungo il sentiero lentamente e scruto le calme acque cercando di non farmi sfuggire il mini mo indizio utile per individuare gli avversari. Le recenti piogge hanno ingrossato il fiume che a sua volta ha invaso le lanche riversandone le acque in eccesso. Pioppi, robinie ed arbusti semisommersi, danno ora rifugio a nuovi abitanti e nuove occasioni ai pescatori. Forse è il periodo migliore per questa pesca! Mi inoltro in acqua con circospezione e delicatezza cercando un luogo giusto per lanciare. Silenzio! Occorre stare immobili per qualche minuto per ridare fiducia al pesce... E’ facile dirlo, ma non è altrettanto facile stare fermi. Pian piano sprofondo nel terreno torboso che non mi sostiene, mi sono abbassato di circa venti centimetri da quando sono fermo. Meglio cer care un appoggio più sicuro! Finalmente ho i piedi sopra, penso, una radice; davanti a me uno specchio d’acqua largo almeno venti metri mi divide da altri filari di alberi ed arbusti. Lancio più volte ed in più direzioni un popper in balsa addobbato con piume e elastici per sondare il “terreno” e finalmente un pesce curioso e vorace è tentato dalla mia esca. Un bass baby irrequieto finisce tra le mie mani seguito a pochi minuti da altri suoi fratelli più o meno delle stesse dimensioni. Cambio! Mi sposto in un anfratto che mi permette di vedere la lanca nella sua dimensione più grande. Scardole, eccole! Un branco di chiassose scardole girovaga al largo senza meta. Saranno centinaia, prima o poi capiteranno anche dalle mie parti. Come pensavo, bastava attendere, la mia goid piccola e rumorosa colpisce velocemente ed in un attimo sono in recupero. Siamo e rilancio rapidamente per non perdere questa occasione che si ripete più volte fino a quando il branco si risposta troppo allargo. Finito, torno a scrutare...:<...ma cos’è questa frescura? Porco boia vado a mollo! Mi si stanno riempiendo i wader, sono spro fondato troppo e senza che mi accorgessi di quanto!> Cerco di divincolarmi dai fango prendendo la direzione sbagliata, mi riempio sempre di più. Cammino in punta di piedi per non affondare ma, ... Mi sono ribaltato, rigirato e riemerso, devo essere inciampato in qualche cosa sott’acqua, adesso sono proprio a posto, sembro l’uomo Michelin, un barile viaggiante. A fatica torno a riva. Mi sdraio esausto ed alzo le gambe al cielo senza togliermi nulla svuotando i wader. Torno alla macchina che guido seduto su un telo impermeabile di recupero. Il ricambio non ce l’ho. Beh... che dire di questa giornata: bella pescata con finale a sorpresa, certo è stata una novità, una cosa diversa, non sono ne pentito ne avvilito, non ho imprecato, ho solo peccato di disattenzione, ma poteva succedere anche su un fiume o su un torrente, ... vi dirò che mi sono anche divertito. Credo che ripeterò l’esperienza, penso che queste pesche vadano in un certo senso rivalutate insieme a questi pesci di serie B. ...Ma quale serie B, questi sono sicuramente pesci più autoctoni di tante trote, salmerini e temoli che andiamo solitamente a pescare nella maggior parte dei fiumi e torrenti d’Italia! Questi sono pesci veri che sanno trasmettere sicuramente maggiori sensazioni di tanti altri pesci immessi, punti e ripunti. Pensiamoci, forse alcune volte potremmo godere i nostri luoghi e la nostra natura ed apprezzare i nostri pesci caserecci, i pesci naturali di casa nostra, pesci “ignobili” ma naturalmente veri!
Natalino Costa