M i guardo allo specchio, imposto la bocca, labbra a mezzo tondo e pronuncio lentamente: <Coup, cup (con le labbra chiuse), deeoooh,I de, suarrr. Bravo, ma bravo. Sono pronto! Come l’ho detto bene. Anche questa sera ho superato [ e posso andare a pesca re!>Sono a cavalcioni del mio scooter bardato per benino. Indosso già stivali e giubbino, ho con me una nove piedi coda cinque e un paio di scatole giuste. Parto e dopo dieci minuti sono sulla strada bianca che porta al mio ghiaione preferito. Mi fermo e appoggio la belva contro una pianta, ho perso il cavalletto da un paio d’anni in una maldestra ricognizione. Che pace che silenzio. Si sentono parlare e cantare solo gli uccelli mentre il rumore del fiume propone il suo sottofondo. Il sole sta lentamente scendendo verso il tramonto. Mi preparo, devo sfruttare l’ultima parte del giorno, questo è il momento migliore per insidiare i miei “salmoni”. Il fiume in questo punto, dopo un tratto rettilineo e piano, si produce in una bella curva con raschi e correntine. Apro la mia scatoletta e prendo una spider, corpo arancio ed hackles di pernice scura, la lego in cima al mio finale. Entro in acqua e lancio diritto davanti a me ad una decina di metri. Poso la mosca ed inizio così la mia passata fino al punto in cui la mosca comincia a dragare. Non recupero subito, la lascio correre nel suo semicerchio e quando è quasi perpendicolare, inizio a strappettare. Dopo un attimo ecco il primo segno. Peccato, è stato un approccio mal riuscito. Recupero e riprovo, stessa storia. Finalmente attacco il primo, ma si tratta di un pic colo cavedano suicida lungo appena una ventina di centimetri. Cambio la mosca, monto anco ra una tipo spider su amo quattordici, ma appesantita con del filo di piombo sottile, corpo marrone scuro tinselato oro, hackles sempre di pernice scura. Lancio e ripeto la mia azione di pesca. La nuova mosca viaggia appena sotto la superficie dell’acqua fino al mio primo strappo, poi riemerge prima di sparire nuovamente. Recupero ancora un po’ e dopo qualche attimo la mia canna è scossa da un violento colpo, il mio cimino si flette tremendamente fino a costringermi a rilasciar coda. Deve essere proprio una bella bestia, ma non sono preoccupato, ho tutto lo spazio che mi serve per inseguire la preda. <Tira, tira bestione, tanto non ti mollo, tira...> E dopo cinque minuti vedo final mente la sua bocca fuori dall’acqua, non si difende più, con la testa fuori sembra non aver più forze. Che bel cavedano! Lo porto quasi in secca e lo ammiro, sara alme no un chilo, di colore argento scuro, proprio un bel pesce. Lo sIamo e lo rilascio, stenta un po’ ma si riprende. Torno al mio posto, ma dopo tutto quel casino, per dieci minuti non becco più nulla. Poi ricomincia la musica e catturo altri cinque fratelli, decisamente più piccoli. Il sole ormai è sceso dietro i filari di pioppi e le zanzare mi stanno massacrando, mi trapassano la maglietta e mi trapanano la pelle. Resisto ancora cinque minuti ma poi cede all’insistenza e ritorno a casa. Ancora una volta il mio fiume mi ha comunque premiato. Domani, dopo il lavoro, riproverò. Oggi si cambia vita, il coup de soir lo affronterò in una lanca. Avro di fronte altri avversari: scardole! Sono le sei, mi faccio un panino veloce e poi subito via. Riprendo il mio scooter ed in un attimo sono sulla provinciale. Al primo incrocio giro a sinistra e subito dopo infilo una laterale che attraversa il bosco e dopo un centinaio di metri scorgo dall’alto l’acqua. Abbandono il mio destriero sempre contro un albero ed inizio a scendere lungo il sentiero che porta alla vecchia riva. Sono nel regno di carpe, tin che, scardole, boccaloni e lucci. La riva è molto infrascata e quasi inaccessibile, ma in alcuni tratti è intervallata da brevi spiaggette che consentono l’accesso al vecchio fiume. L’acqua è più alta del solito, le piogge recenti hanno gonfiato il fiume e la lanca. Entro adagio per non disturbare; i rami più bassi degli alberi toccano l’acqua ed è facile individuare il nascondiglio di certi pesci. Le scardole sempre in fermento, muovono la superficie, mentre le loro pinne mostrano la quantità. Lancio la mia mosca in prossimità dei rami pratica mente in mezzo al branco. Basta un piccolo strappetto ed ecco subito una cattura. Lancio e rilancio, occorre fare in fretta perché questi pesci amano girovagare e perlustrare anche altri anfratti. Ne catturo tre, poi,... fine. Devo cambiare posto, raggiungo una spiaggetta più ampia che mi mostra quasi tutta la lanca. Mi preparo e lancio, ma una ventina di metri non bastano, il branco rimane sempre un metro più al largo. Aspetto qualche minuto, resto immobile in attesa, questa è una pesca strana fatta anche di lunghe attese. Finalmente ‘vengono a tiro”. Ne olIamo quattro, cinque, tirano mezze storte come forsennate, oppon gono resistenza finché recupero, ma se mi fermo anche loro rimangono in immobili. Le porto vicine alla mia mano e cerco di liberarle in fretta perché la loro agitazione non produca la solita doccia. Ma termina anche la “pacchia’, il branco ha ripreso il largo, guardo l’orologio ed e l’ora di tornare, non posso far tardi, questa sera ho il club, tornano quel li dai Carabi. <Ciao, ciao, ben tornati, com’è andata? Avete preso?> <Si bene, io qui, io la, uno da dieci, due da venti, mangiate a volontà, ragazze con occhi solo per me, ho speso...poco, conviene, due settimane per sole. mila euro> Gli guardo i piedi e lo vedo sollevato dal pavimento di almeno dieci centimetri, vola, vola sopra tutti noi, è come se non ci vedesse, parla e vola in un altro mondo e tutti ascoltano e fantasticano, rispondono e inventano, poi guarda verso di me e... <E tu? Tu dove sei stato, ti ho visto poco quest’anno, scommette che ne hai tante da raccontare.. .>Ho un attimo di panico ed uno di riflessione... <Dove sono stato quest’anno?> Guardo le mie mani piene di tagli e di segni neri e mi guardo in tasca, poi penso alla mia pesca a mosca e <Sono stato a cavedani, si sono stato a cavedani e a scardole, perché c’è qualche cosa che non va?>
Natalino Costa