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GENNAIO

2008

Editoriale di Nat Costa - pubblicato su Fly Fishing n°21

 

Cambiare un po’…

Sono all’opera, in questi giorni sto sfornando migliaia di mosche, centinaia di migliaia, milioni di mosche. Ho deciso che ogni no kill sarà mio, mio e solo mio. Nessun pesce mi sfuggirà, diventerò re ed i miei sudditi dovranno riconoscere che sono il migliore, il più bravo, “il perfetto”!
E così blaterando, sono salito sull’albero dove ogni volta che frequenterò questo corso d’acqua, predicherò al mio popolo, imponendo loro delle regole severe per non superarmi mai.
-… crash, … oooh, bummm, scciufff, splash!
Quale fine ignobile per un re, un bagno fuori stagione, seduto in mezzo metro d’acqua e fango, mezzo coperto dalle foglie e stupito per non esser riuscito a catturare nemmeno una trota cadendo ed entrando in acqua.

  1. Impossibile incredibile che nessun pesce abbia afferrato una mosca appesa al mio gilet! Sto proprio perdendo colpi, mi sento mancare, sto perdendo il mio regno per una mosca!

Eppure una volta le cose non andavan così, sono pescatore a mosca da molti ormai e, credetemi, si riusciva a sopravvivere anche senza pesca nella stagione invernale. Le riserve speciali non esistevano, chi desiderava continuare ad insidiar pesci, lo faceva dove era possibile e nei tempi concessi, i più spavaldi rischiavano per qualche temolo fuori stagione o per qualche mormorata, ma alla prima avvisaglia di controllo spesso si ravvedevano o demordevano. Ora tutto è cambiato, …valori, …rispetto, e perché no, per la possibilità di lucrare in qualsiasi modo. Con la scusa dei no kill, si pretende di pescare tutto l’anno, senza rispettare le minime condizioni di sopravvivenza leale, disturbando qualsiasi pesce che invece ne avrebbe il diritto nel periodo di riproduzione, durante il quale già stressato da un mesi di vicissitudini, è ancora costretto a difendersi per non sopprimere o per soffrire meno. Ho frequentato anch’io riserve invernali e ho partecipato ad inutili prelievi, alcune volte anche costretto dai regolamenti. Pesci autoctoni, alloctoni, pesci comunque che assomigliano ai pesci originari del corso d’acqua in cui si pesca, pesci schiavi, senza diritti, che immessi in un inutile ed fatiscente corso d’acqua, sono destinati alla soppressione od ai continui sopprusi. Pesci, comunque pesci, esseri con cui dovremmo tentare di intraprendere un dialogo corretto da avversari, pesci che dovrebbero essere insidiati correttamente imitando, per illuderli, ciò di cui normalmente si cibano. Pesci veri, e non certo per colpa loro, anche se hanno qualche pinna mozzata o la bocca non perfetta, esseri simili a quelli che all’estero andiamo a divinizzare, prostrandoci davanti a qualche regolamento che non ci induce in tentazione, pena la gogna o la estradizione a vita da quella riserva.
Ma ecco di nuovo altre tentazioni, altri corsi gestiti autonomamente in cui si crede di ridar vita all’ambiente immettendo nuova vita, rinvigorendo una natura che da sola comunque fa la sua selezione. Il pesce immesso, originario di non so quale ceppo e di quale zona del mondo, non riconosce questo ambiente come suo, si adatta, si …, vivacchia, si difende per vivere e per mangiare, cercando alla prima occasione, nuovi lidi, nuove proposte ambientali, fugge spesso dal luogo di immissione, sale scende, si sposta, non illude ma conferma ciò che si sa. Ma noi imperterriti, riproponiamo altre semine, con materiali adulti, pesci appetibili anche da coloro che della pesca proprio se ne fregano, bei pesci ma inutili in certi luoghi, pesci che devono immolarsi davanti ad un esca che in allevamento non avevano mai conosciuto e che ora li illude per cibarsi. Così anche loro piano piano imparano, riconoscono, rifiutano fino al momento che devono decidere di nuovo per mangiare: nuova esca e nuova cattura, e questa storia si ripete e si ripropone ancora ed ancora, più volte fino a modificare il loro aspetto: bocca sfigurata, squame mancanti, possibili malattie per incuria da parte dei pescatori, stress eccessivi, …vergogna! E’ praticamente permesso tutto, basta prendere, qualsiasi esca è concessa, qualsiasi proposta, … ma con la canna da mosca e con la coda di topo, importante è prendere, catturare, farsi vedere, riempirsi la bocca di non so quale soddisfazione. Credo che stiamo oltrepassando i limiti del corretto rapporto con la natura e in special modo con i nostri indifesi e naturali avversari.
Riprendiamo un po’ le vecchie abitudini, facciamo un bel esame di coscienza, rispettiamo i tempi ed i modi di pesca, noi illudiamoci, queste cose servono solo per soddisfare la nostra indifferenza ed il nostro egoismo e non entreranno mai a far parte della nostra esperienza. Espedienti inutili in periodi non ideali su dei pesci compromessi in ambienti diversi, rischiano solo di illudere il pescatore, catturare ad ogni costo non risolverà un nostro problema, rispetto e giusto rapporto e qualche cattura in meno faranno invece capire a tutti noi che il nostro avversario, per qualche sua naturale ragione, oggi è stato più furbo di noi. Questo è invece il tempo giusto per preparare le nostre sfide future, per studiare le nostre nuove esche, per pensare ed affinare la nostra tecnica, ma sempre, mi raccomando, con il giusto rispetto.
Buon 2008 a tutti,