Passa il tempo inesorabile. Ogni giorno rivedo il mio viso riflesso in uno specchio, mi guardo e penso. Quanti anni sono passati: capelli bianchi, pochi, rughe, pelacci sparsi. Che vita! Ripercorro alcune tappe e in un attimo ritorno ai miei vent'anni. Autunno, tempo di nebbie, di funghi, di trote e di temoli, quattro soldi in tasca, poca benzina e poche mosche, una canna e tanti amici con una sola passione:
- Ragazzi, fuori un deca che si va a comprare le trote per buttarle nei soliti posti.
La raccolta era veloce e senza troppi commenti. Possibilmente si doveva fare tutto in fretta e senza che qualcuno lo sapesse. Ci si recava all'allevamento con il furgone tutto scassato e sgangherato di Paolo. Trattavamo un po' il prezzo non tanto per risparmiare, quanto per averne qualcuna in più con la stessa cifra. Le mettevamo in grosso mastello di moplen. La strada dall'allevamento alla risorgiva era breve. Uno di noi saltava sul cassone insieme al mastello per recuperare le trote tentate dalla libertà. Vi confesso che il compito non era assolutamente facile specialmente quando si imboccava lo sterrato. Giunti al solito posto, le distribuivamo un po' qua e un po' la, fermandoci poi a rimirarle nel loro liquido ambiente naturale. Per qualche giorno o al massimo due o tre settimane, ci si divertiva ad insidiarle, catturarle e ributtarle. Poi, i bracchi iniziavano il loro veloce processo di selezione e le poche rimaste, forse le più astute o le più fortunate, regolarmente rifiutavano qualsiasi mosca artificiale. A quel punto, quasi sempre a dicembre, mi dedicavo ad altre attività di pesca. Il sabato e la domenica iniziavo insieme ad altri amici, ad esplorare i ghiareti sperando di notare in attività, qualche bel “negrone”. Più faceva freddo e più c'era nebbia e più aumentava la speranza di qualche bella cattura. Camminavo scrutando l'acqua, cercando di non far alcun rumore:
- Eccolo, fermi, silenzio e fermi. Vediamo se bolla ancora.
Un minuto ed ecco la bollata:- Bloff... La bollata si era ripetuta nella stessa posizione e questo era il segno inconfondibile della presenza del temolo.
-Ancora un momento, aspettiamo ancora. Vediamo se ne fa un'altra. – Bloff … - E' lui e poco più in fuori n’è bollato un altro. Bisogna che entriamo in acqua piano. Sti cancheri bollano sempre dove si fa fatica ad arrivare.
Entravamo piano avanzando con la massima circospezione, tastando con la punta dei piedi il fondo per non trovar sorprese, arrivando spesso ad aver l’acqua sopra l'ombelico. Eravamo al posto giusto, ma i pesci, in ogni caso disturbati, smettevano di bollare. Bastava aspettare un po', tanto il temolo, pesce molto socievole, avrebbe con calma ripreso la sua attività e il suo pranzo.
- Rieccolo, ha ripreso. Ce l'ho a una decina di metri. Provo con una Brutos sul diciotto (corpo verde/grigio e dun ciuffo di cui de canard).
Lanciavo. Un metro, due metri poi la mosca dragava. Ripetevo il lancio con qualche posa a "zig zag", per contrastare le diverse correnti. Un metro, due metri, tre...: - Bloff.
Aveva bollato qualche cosa vicino alla mia mosca, non la mia mosca. Meglio cambiare artificiale, quello sicuramente non poteva essere di suo gusto. Anzi, meglio cambiare anche il secondo, il terzo, il ... decimo, ma il temolo era ancora la ed io li, alcuni amici un po' più a monte e altri un po' più a valle.
Ma su che cosa bollano?
Poi uno di solito si suicidava su una moschina "marcia", una moschina, uno spinnerino di colore rosso su amo del ventidue, l'unico trovato in una scatola di cinquecento altre moschine. Delusi, si smetteva perchè nessun altro di noi aveva quella moschina giusta ed anche perchè era tardi ed a tornare a casa con quella nebbia non sarebbe stato facile. Al martedì ci procuravamo i materiali giusti per costruire quelle "rossine”. Ognuno se ne costruiva dieci, venti, trenta di tutte le dimensioni. C'era chi poi costruiva le proprie varianti e poi si aspettava con ansia ancora il sabato e la domenica. Si tornava allo stesso posto, seguendo gli stessi riti, sperando che questa volta il fortunato fosse...io, io volevo essere io. Parecchie volte, no! Chi questo nuovo sabato catturava lo faceva quasi sempre con una sua mosca “diversa” provocando al martedì seguente, la stessa processione verso lo stesso negozio. A fine febbraio, tutto il gruppo aveva le scatole piene di mosche da temolo. Tante, tantissime mosche rispetto ai pochissimi temoli visti, tantissime mosche secche parcheggiate che non si sarebbero bagnate mai. Ebbene, ho vissuto di rendita per anni usando le mosche stagionate della mia gioventù. Chissà se mai riprenderemo quelle strane abitudini. In fondo questi episodi ci aiutavano a passare l'inverno. Anche oggi stesse passioni, stessi amici... Si potrebbe ricominciare, si vedono già le prime nebbie! Vi racconterò!