Sono quasi le sei. Forse è meglio che mi alzi!
Apro gli occhi e la poca luce che filtra, mi fa intendere che è quasi giorno. Guardo attorno per capire. Le pareti di questa mia stanza mi avvolgono come se mi volessero coccolare…
Mi alzo, appoggio i piedi sul pavimento di legno e a tentoni raggiungo la maniglia della finestra. Guardo. Un raggio di sole sfiora alcuni abeti e penetra nelle acque del piccolo torrente. I prati sono lucidi di rugiada e dalle abetaie sale il calore della terra avvolgendo il bosco sino alle sue cime. Il mio corpo ed il mio sguardo ritornano alla mia stanza. Adagiato sopra il divano scorgo il mio giubbino da pesca ricolmo di scatole di mosche. Vedo la mia canna pronta alla pesca abbandonata nell’angolo vicino alla credenza; il morsetto è ancora sul tavolone di castagno e nelle sue “ganasce” stringe un amo da ninfa al quale è appeso il filo rosso di un bobinatore. Attrezzi e materiali da costruzione completano la coreografia. Mi lavo, mi sbarbo, mi vesto, mi rimpinzo con pane e marmellata e poi … Non trovo l’orologio, cerco le chiavi della mia automobile in tutte le tasche, sulla mensola ed in tutti gli angoli, guardo verso il posto dove solitamente lascio la mia borsa, ma è stranamente vuoto… Sicuramente sono in ritardo. Chissà cosa penseranno quelli che ogni giorno “ammirano” la mia puntualità trentennale. Devo telefonare, devo avvisare qualcuno. Il mio cellulare, dove ho appoggiato il mio cellulare? Non so, non capisco, di solito sono piuttosto ordinato. Mi gratto un po’ la testa forse per tirar fuori una soluzione. Mi guardo e, a dir la verità, anche il mio abbigliamento non mi sembra molto da “ufficio”: camicia con tasconi, pantaloni country pieni di cerniere, scarponcini…, devo dire che sia più indicato per una bella pescata. Cosa fare, sono stato abbandonato dalla mia vita di routine, mi devo disperare? Mi adatto, prendo la canna e il giubbino e provo ad aprire la porta della mia camera.
Sono in un mondo nuovo. La natura mi circonda e mi avvolge; rumori, gente, automobili e tutto quanto fa parte della nostra normalità non esistono più. Un sentiero, prati e boschi ed il mio piccolo torrente mi accompagnano in questa nuova vita. Prendo da una scatoletta una bella mosca e provo a pescare. Incredibile, il torrente è completamente animato da mille bollate. Mi avvicino piano attraversando gli arbusti che proteggono le bellissime acque. Una miriade di piccole sedges disturbate dalla mia presenza iniziano a volare invadendo le mie orecchie e la mia bocca. Finalmente pesco ed iniziano anche le prime catture. Bellissime fario dai colori stupendi, scure con sfumature dorate con enormi punti rossi. Incredibile, non c’è tregua; avanzo camminando lungo la riva e gli “episodi” si ripetono. Un’ora, due, tre ed il piccolo torrente mi accompagna fino ad un piccolo lago incastonato tra bellissime rocce e stupendi abeti. Un luogo da favola! Non credo ai miei occhi. Catturo bellissimi salmerini ed ancora bellissime fario, intanto il sole è sceso dietro le cime e mi rendo conto che è giunta l’ora di tornare…
Ma che rumore fastidioso, che strano rumore mi perseguita insistentemente? Ma dove sono, che ore sono, …sono le otto, le otto? Noo, invece di alzarmi mi sono riaddormentato. Ecco il mio orologio, le chiavi della mia automobile, la mia borsa, il mio cellulare, riecco la mia solita vita. E il mio …sogno? Non importa, è stato tutto bellissimo, non importa se andrò in ritardo al lavoro, ne è valsa la pena. In fondo, ho vissuto ciò che molti di noi, vorrebbero che fosse realtà. Forse è solo nei sogni che riusciamo a vivere completamente i nostri desideri. Tutta colpa dell’inverno che mi concilia sonno e sogni. Forse il desiderio inconscio della prossima stagione di pesca scatena il mio desiderio!
Adesso devo pensare alla mia giornata di lavoro, ma questa sera comincerò a controllare tutte le mie “cose” da pesca; ormai siamo nel nuovo anno!
Auguri a tutti per un ottimo 2005, e …continuate anche voi comunque a sognare un po’.